Aspettando Leopoldo il Chemiurgo: Centro Diurno Il Quadrifoglio

Il Centro socio-riabilitativo Il Quadrifoglio gestito, per conto della Azienda USL Toscana nord ovest, dalla Cooperativa Paim si trova a Pisa in Piazza Toniolo ed è stato aperto nel 2007.

La sede situata in una zona centrale della città conferma e rafforza la valenza educativa e riabilitativa dei vari progetti-persona in un continuo interscambio con l’esterno della struttura.

Questo favorisce lo sviluppo di un ruolo attivo delle persone con disabilità sul territorio e promuove una diversa percezione dell’handicap.

Il Centro nasce come luogo di promozione di integrazione e di percorsi individualizzati fortemente improntati all’autonomia anche in collaborazione con le scuole superiori e con progetti attivi sul territorio.

In questi anni è stato sperimentato un nuovo approccio: gli educatori elaborano e/o modificano ogni singolo progetto-persona attivando percorsi individualizzati; vengono programmate attività in luoghi di lavoro diversi da quelli abituali cercando di utilizzare tutti i servizi offerti dalla rete sociale; l’uso di risorse esterne permette di aumentare il numero di coloro che possono frequentare il Centro superando il numero massimo di 20 persone come stabilito dall’autorizzazione al funzionamento della struttura, con lo stesso numero di personale.

Attualmente sono in carico alla struttura 32 progetti-persona, differenziati per età, tipologia di bisogno e di interventi (25 con frequenza part-time e solo 7 con frequenza full-time) la persona più giovane ha venti anni e la più anziana 64.

Il Centro Il Quadrifoglio avendo tutti i requisiti previsti dall’accreditamento istituzionale, compreso la presenza di personale qualificato e specializzato, viene utilizzato dal servizio USL come momento di “osservazione” della persona che per la prima volta si avvicina ai centri diurni, per conoscerne capacità, interessi, bisogni, desideri e programmare interventi futuri anche in altri contesti con il fine di promuovere una maggiore autonomia e indipendenza del soggetto, il tutto in stretta collaborazione con la famiglia e con il servizio sociale territoriale.

I locali del Centro sono ampi, luminosi ed accoglienti, le varie stanze sono “dedicate” non solo alle attività ma anche ai due diversi gruppi di utenti, differenziati per tipologia di esigenze, in modo da offrire risposte il più possibile adeguate.

Ci sono infatti persone con disabilità grave e molto grave, con limitazioni fisiologiche importanti, ma soprattutto con limiti nella consapevolezza e nella percezione del sé che richiedono un intervento assistenziale ed educativo-terapeutico.

Ci sono persone con disabilità lieve, con competenze comunicative e relazionali in grado di sviluppare un sufficiente livello di autonomia personale.

Nel Centro vengono organizzati laboratori ed attività di vario genere tenendo conto delle caratteristiche e dei tempi di ciascuno, basati sui progetti individuali, al fine di garantire un sostegno alla persona disabile ed al proprio nucleo familiare

 

La scelta delle attività è modulare e prevede rapporti con:

il contesto sociale:

attraverso esperienze e percorsi integrati e complementari sul territorio, in collaborazione con associazioni sportive, ricreative e culturali.

Vengono proposte attività ludico-motorie in palestra, piscina e a cavallo; esperienze residenziali estive, frequenza di attività balneari, gite, uscite con il pulmino o con mezzi di trasporto pubblico.

il mondo del lavoro:

dopo un periodo di osservazione vengono individuati percorsi ad personam finalizzati al potenziamento di abilità pseudo -lavorative da sviluppare in ambienti protetti, attivando inserimenti socio-terapeutici in veri e propri contesti di lavoro (scuole, palestre, negozi, uffici pubblici…)

utilizzo di laboratori interni alla struttura:

vengono definiti interni solo rispetto all’ubicazione ma sono aperti ad accogliere le esigenze di tutti i progetti esterni che necessitano di quel tipo particolare di intervento, alcuni esempi:

  1. Globalità dei Linguaggi rivolta sia a persone compromesse da un punto di vista comunicativo e relazionale, esperienze

senso- percettive, manipolative, materiche e di rilassamento in modo da favorire qualsiasi forma comunicativa ed espressiva, utilizzando tutti i tipi di linguaggio verbale e non verbale; sia rivolta a persone con un livello cognitivo medio-buono a cui vengono proposte esperienze di educazione affettivo-relazionale.

A tal proposito viene privilegiato anche l’uso di tecnologie informatiche mediante P.C e tablet per favorire la comunicazione aumentativa attraverso immagini, pecs, foto, soprattutto in persone con autismo, non verbale, con la supervisione sui singoli progetti della Azienda Usl 5 UFSMIA.

  1. Laboratorio di falegnameria e pittura per potenziare abilità manuali con l’esposizione e la vendita dei manufatti prodotti.

Alcuni ospiti realizzano semplici lavori in legno e decorano oggetti con tecniche varie, quali pittura, decoupage… ad uso interno o per esposizioni e/o vendita, su richiesta o all’interno di mercatini del territorio.

La commercializzazione dei manufatti prodotti ci permette di dare a questa attività una valenza lavorativa oltre che educativa per favorire il livello di responsabilizzazione e l’identificazione con ruoli adulti.

Sono state costruite bacheche, quadri in legno con la tecnica del mosaico, decorati sassi, recuperati oggetti con materiale riciclato, realizzato supporti in legno per le persone in carrozzina… e tanto altro.

3. Laboratorio di stimolazione basale per promuovere lo sviluppo individuale di persone con disabilità psicofisica grave e gravissima cercando di far riscoprire alla persona sensazioni e vissuti primari.

La stimolazione basale è nata negli anni 70 ad opera del Prof. Frolhlich pedagogista speciale e psicologo con l’obiettivo principale di rivalutare ciò che la persona ha di proprio e di autonomo, anche se molto limitato.Attraverso l’utilizzo di diverse posture facilitanti e di materiali specifici, la Stimolazione Basale permette all’individuo di percepire se stesso, il proprio corpo, per potersi relazionare in maniera attiva con l’ambiente esterno.

  1. Laboratorio di autonomia per incrementare capacità personali, sociali ed integranti, in persone con disabilità lievi (apprendimento dell’uso del denaro, del telefono, dell’orologio, dei mezzi pubblici, della lettura e della scrittura funzionale…) imparare a gestire la relazione con il gruppo, a migliorare l’autostima, ad apprendere tecniche di cooperazione…per favorire un apprendimento consapevole.

  1. Laboratorio di cucina per incrementare abilità pratiche e organizzative di autonomia domestica, acquisendo autonomie sul piano funzionale in un contesto stimolante e gratificante (fare la spesa, preparare autonomamente semplici piatti, imparare a pesare, dosare, impastare, miscelare e assaggiare i piatti preparati).

  1. Fisioterapia rivolta a persone con disabilità motorie per mantenere il tono muscolare, per potenziare abilità motorie residue, per favorire il movimento, posture corrette, nuovi schemi motori.

La persona con disabilità vive una condizione di benessere strettamente connessa con l’ambiente di appartenenza pertanto non si devono evidenziare i deficit che rendono precarie le condizioni di vita, bensì intervenire sugli aspetti sociali dell’handicap costruendo reti di servizi significativi che riducano la disabilità; l’integrazione della persona passa attraverso l’apprendimento delle competenze richieste dai diversi ambienti di vita.

La progettazione degli interventi che accompagna la persona con disabilità fin dalla nascita, dovrebbe sempre prevedere aspetti innovativi per la definizione stessa della parola “progettare” che significa “gettare avanti”; il progetto di vita è l’impianto strategico tramite il quale si gestisce il processo di aiuto.

Il Centro diurno rappresenta per la persona con disabilità un momento di passaggio verso altre opportunità e non sicuramente solo la fine di un percorso; un punto di incontro di relazioni , di esperienze di vita…

Il centro non deve essere un ambiente chiuso ed autocentrato ma deve interagire con la comunità territoriale, con una operatività inclusiva ed integrata.

Per favorire tutto ciò è indispensabile una progettualità di servizio e individuale che si aggiorna costantemente, che si modifica e si adegua, mettendo in discussione certezze e che richieda nuove competenze ed elabori altre ipotesi.

Serve una progettualità che metta al centro la persona per renderla protagonista il più possibile della propria vita e che dia voce ai bisogni di coloro che sono più compromessi e che non lo possono fare autonomamente.

Categorie: sociale

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